A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

A Bologna il quartier generale dell’Universo ad alte energie. Intervista a Federico Ferrini

A Bologna il quartier generale dell’Universo ad alte energie. Intervista a Federico Ferrini

Da marzo 2018, Federico Ferrini è il nuovo direttore del Cherenkov Telescope Array Observatory-CTAO, il quartier generale del più imponente progetto di osservazione dell’Universo attraverso i raggi gamma. Scopriamo in cosa consiste questo progetto di portata internazionale, che vede il suo centro nevralgico a Bologna, in una delle strutture dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Professore, cos’è il Cherenkov Telescope Array?

Cherenkov Telescope Array è il progetto del più grande e potente osservatorio al mondo per raggi gamma, che prevede la realizzazione di oltre un centinaio di telescopi distribuiti nei due emisferi della Terra, più precisamente nel deserto di Atacama in Cile e nell’arcipelago delle isole Canarie. Questo schieramento di telescopi, che entrerà in funzione nel 2024, cercherà di catturare la cosiddetta “luce Cherenkov”: un fenomeno fisico estremamente raro e difficile da rivelare, generato dall’impatto della radiazione magnetica ad altissima energia, i raggi gamma, contro l’atmosfera terrestre. Queste osservazioni ci permetteranno di risalire agli eventi più violenti dell’Universo e di rispondere ad eventuali domande ancora irrisolte sull’Universo, come le primissime fasi di organizzazione delle galassie.

Qual è il ruolo di Bologna in questo grande progetto internazionale?

Nel giugno 2016, il Council del progetto CTA ha scelto Bologna come sede del Cherenkov Telescope Array Observatory o CTAO, ossia il centro operativo e “cervello” dell’intero progetto di costruzione dei telescopi. Il nuovo centro, che avrò l’onore di dirigere, sorge presso alcuni laboratori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna ed è qui che saranno assunte le decisioni più importanti riguardo al progetto di costruzione dei telescopi che rientra nella roadmap ESFRI, ovvero tra le infrastrutture di ricerca giudicate di primario interesse per l’Europa. La scelta di Bologna come quartier generale del Cherenkov Telescope Array rende merito all’importante ruolo da protagonista dell’Italia in questo progetto di portata internazionale, che coinvolge ad oggi 32 Paesi del mondo.

Oltre a ospitare il suo quartier generale, in che modo l’Italia è protagonista del progetto Cherenkov Telescope Array?

Il nostro Paese, attraverso l’Istituto Nazionale di Astrofisica-INAF e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare-INFN, è in prima linea nella realizzazione di tutte e tre le tipologie di telescopi che andranno a formare il Cherenkov Telescope Array, che avranno un diametro di 23, 12 e 4 metri. Attraverso l’INAF, l’Italia contribuirà alla schiera di telescopi di piccole dimensioni, realizzando delle repliche del prototipo di telescopio realizzato nell’ambito del progetto bandiera ASTRI finanziato dal MIUR e installato sull’Etna, presso l’Osservatorio astrofisico di Catania. E proprio lo scorso giugno 2017, questo telescopio “made in Italy” ha catturato i primi lampi di luce Cherenkov, dimostrando il suo perfetto funzionamento. Ma l’Italia sarà parte attiva nel progetto CTA anche attraverso l’INFN, contribuendo alla realizzazione delle componenti elettroniche per i telescopi di medie e grandi dimensioni.

Perché i telescopi CTA sono così importanti? In che modo potrebbero fornire risposte a molte domande irrisolte sul nostro Universo?

Con il Cherenkov Telescope Array avremo a disposizione un osservatorio unico al mondo per effettuare uno studio sistematico dei fenomeni a raggi gamma che hanno luogo nell’Universo, in cui sono coinvolte energie molto superiori a quelle riprodotte nell’acceleratore LHC del Cern. Attraverso questi telescopi, potremo esplorare l’Universo estremo dove nessun altro strumento è mai riuscito ad arrivare, per avere un quadro completo di questi fenomeni e investigare frontiere inesplorate. Inoltre avremo l’opportunità di rispondere anche ad alcuni quesiti importanti di fisica fondamentale, come la natura della materia oscura.

Prima di questo suo incarico Lei è stato direttore dell’Osservatorio Gravitazionale Europeo-EGO di Cascina, in provincia di Pisa, in cui ha sede l’interferometro Virgo. Cosa hanno in comune Virgo e CTA?

Quella di Virgo è stata un’avventura straordinaria, in cui sono stato coinvolto in prima persona a partire dalla costruzione di Advanced Virgo fino alle prime meravigliose scoperte delle onde gravitazionali. Sia Virgo che CTA sono due straordinari esempi di fisica astroparticellare, in cui si osservano i fenomeni super-energetici dell’Universo sfruttando tecniche completamente diverse. Dopo aver portato a termine la mia avventura con Virgo, ora mi accingo a portare la mia esperienza e il mio entusiasmo in questo altro ambiziosissimo pilastro della fisica astro-particellare, sperando che questo contribuisca a raggiungere nuovi traguardi nella conoscenza dell’Universo.

Data pubblicazione 20/03/2018
Tag Scienze fisiche e ingegneria